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La Biblioteca Universitaria di Padova
Il patrimonio della biblioteca, costituitosi nel corso dei secoli grazie ai doni e ai lasciti dei professori dello Studio ed aggiornato in forza del diritto di stampa e di acquisti mirati, deve buona parte del suo nucleo storico, con speciale riferimento ai manoscritti e agli incunaboli, all’incameramento ottocentesco dei fondi provenienti dalle biblioteche claustrali soppresse. I manoscritti sono 2.745, risalenti ai secoli XI-XX, in prevalenza di argomento storico e teologico, ma sono rappresentate anche letteratura, filosofia, giurisprudenza, medicina e matematica.
Tra i più importanti il De civitate Dei di s. Agostino, appartenuto al vescovo Ildebrandino Conti, che presenta un distico composto dal Petrarca e scritto di suo pugno, proveniente dalla biblioteca degli Eremitani di Padova. Nell’ambito della storia veneta si conserva il singolare Itinerario, autografo di Marin Sanudo che descrive il viaggio compiuto nel 1483 con i Sindaci di terraferma attraverso il dominio veneziano, corredato da disegni a penna di città e castelli e pervenuto dalla biblioteca benedettina di S.Giorgio Maggiore di Venezia. Preziosi i frammenti musicali, tramandati da alcuni codici del monastero benedettino di S.Giustina, che attestano il ruolo di Padova nella produzione arsnovistica di fine Trecento-primo Quattrocento. Di grande interesse il fondo settecentesco di disegni navali, che documenta l’evoluzione della progettazione e delle tecniche di costruzione delle navi nell’ultimo secolo della Repubblica veneta. Tra i manoscritti recenti, importante il fondo costituito dalle carte del filosofo Roberto Ardigò, il maggiore rappresentante del positivismo italiano, e docente all’Università di Padova. La prima produzione a stampa è documentata da 1.132 edizioni del Quattrocento, alcune in più copie, per complessivi 1.583 incunaboli; da segnalare l’esemplare della novella Ippolito e Leonora, databile al 1471, con la nota manoscritta che ha permesso di assegnare l’edizione a Lorenzo Canozi da Lendinara, primo stampatore in Padova; pregevole l’esemplare illustrato del De re militari del Valturio (Verona 1472): al ricco corredo xilografico si aggiungono le miniature ed importanti interventi calligrafici, recentemente attribuiti alla mano di Felice Feliciano. A questi si possono aggiunger i volumi di Matteo Bosso, (Firenze 1491 e Bologna 1495) stampati su pergamena oltre che miniati, e quelli finemente decorati da Antonio Maria da Villafora, come l’esemplare delle Epistole di s. Paolo (Parigi 1499). Si contano 9.622 cinquecentine e oltre 100.000 edizioni dei secoli XVII-XVIII: grande importanza rivestono in particolare le opere di medicina e di astronomia e il first folio di Shakespeare, l’opera omnia stampata postuma a Londra nel 1623, estremamente rara nelle biblioteche europee fuori d’Inghilterra. Tra le edizioni di pregio è in particolare degna di menzione la Gerusalemme liberata del Tasso (Venezia 1745), illustrata dal Piazzetta, e i capolavori tipografici di Giambattista Bodoni. Tra i fondi notevoli quello dei libri armeni, prodotti per lo più dalla tipografia dell'isola veneziana di S. Lazzaro, e quello dei libri ebraici, provenienti per la maggior parte dalla raccolta Morpurgo. Importante infine la dotazione relativa alla stampa periodica nazionale ed estera: in particolare il nucleo costituito dai periodici dell’ancien régime e la serie delle pubblicazioni accademiche, tra cui le raccolte complete del Journal des savants e delle Philosophical Transactions della Royal Society londinese. Le testate possedute sono 6.765, di cui 487 correnti. Fonte: Sito web della Biblioteca Universitaria di Padova

videoteca

Il First Folio di William Shakespeare
Il De civitate Dei postillato da Francesco Petrarca
L'itinerarium di Marin Sanudo

in preparazione